33 Dischi Senza I Quali Non Si Può Vivere

33 Dischi Senza i quali non si può Vivere
– ll racconto di un’epoca –

scritto da Ernesto Assante e Gino Castaldo
Ed. Einaudi 2007


Comprai questo libro in una bancarella anni fa durante uno dei tanti viaggi di lavoro. Era Settembre 2010 al salone della musica MOA, ubicato allo Spazio Villa Erba a Cernobbio (Como). C’era tutta una bellissima parte dedicata alla Fondazione Gaber, assistevo chissà quale artista e grazie chissà quale organizzazione. Ero troppo felice di muovermi tra le immagini di di Giorgio per ricordare il resto. Nelle pause mi abbandonavo a destra e sinistra, fotografando e acquistando qualcosa che mi appartenesse tra bancarelle o negozi di musica. Il senso era un po’ quello di perdere dei pezzi per acquistarne di nuovi, mi sono trovato così nelle mani 

Comprai questo libro in una bancarella anni fa durante uno dei tanti viaggi di lavoro. Era Settembre 2010 al salone della musica MOA, ubicato allo Spazio Villa Erba a Cernobbio (Como). C’era tutta una bellissima parte dedicata alla Fondazione Gaber, assistevo chissà quale artista e grazie chissà quale organizzazione. Ero troppo felice di muovermi tra le immagini di di Giorgio per ricordare il resto. Nelle pause mi abbandonavo a destra e sinistra, fotografando e acquistando qualcosa che mi appartenesse tra bancarelle o negozi di musica. Il senso era un po’ quello di perdere dei pezzi per acquistarne di nuovi, mi sono trovato così nelle mani 

33 dischi senza i quali non si può vivere”. 

Ci ho messo un bel po’ a riprenderlo, rimasto a lungo tempo, forse troppo, spostato tra le librerie delle varie case in cui ho trascorso la mia vita. I libri nei miei scaffali non hanno mai avuto un ordine preciso, si sistemano dove meglio credono, ma sapevo di averlo lì, tra Tolstoj e l’ultimo libro di Woody Allen, non importa, una presenza che sfiorava il mio  sguardo ogni qualvolta entravo nello studio. 

Un giorno però ho percepito l’esigenza di trovare un libro che mi accompagnasse nelle mattine appena sveglio. La colazione è un istante della giornata particolare, a pensarci rappresenta una delle nostre parentesi più intime, si passa da quell’altalena che ninna gioie ed angosce pescate nel nostro essere più profondo, fino ad arrivare allo spalancare la porta su strade e traffico che ti conducono alla dura realtà. Un momento sofferto, addolcito a tratti dallo sguardo appoggiato al chiaroscuro di sagome ancora abbandonate al proprio sonno, o da linguaggi di corpi che si esprimono attraverso le loro fusioni, ma indipendentemente da tutto, un momento in cui la solitudine si presenta sotto diverse spoglie. Le mie colazioni sono spesso partecipate con silenzio, a tratti incurante delle persone con cui le trascorro e dei luoghi in cui le consumo. In quei tratti necessito di silenzio e lo cerco, condividendolo. Tra solitudini e silenzi ho impiegato mesi per leggere il libro, ma non per la lunghezza o la pesantezza, al contrario, perché mi piaceva centellinare pagina dopo pagina, aprire Spotify e ascoltare gli album, rileggere i testi, perdermi completamente nei suoni. Piccoli gesti in quel ritaglio di mezz’ora. Ognuno cerca conforto come può, il mio era toccare la profonda bellezza che ti può regalare una parola, un ricordo o un suono. Mi sono concesso la lettura, pagina dopo pagina, testo dopo testo, pezzo dopo pezzo, tutti i giorni, nelle prime ore dei miei giorni, rannicchiato su una seggiola, sorseggiando il cappuccino caldo, rivolto alla finestra da cui filtrava la luce dell’alba, tra il brontolio della prima moka del mattino, l’odore del caffè e il bip dello scaldapane che ricordava di tirar fuori la marmellata dal frigo.
Tutti i giorni, per mesi, mi sono seduto affianco a Gino Castaldo e Ernesto Assante ascoltando i loro racconti.

Ho deciso di condividere questo libro perché penso sia un libro importante, in particolare ai giorni nostri. Nel mentre si vivono guerre rumorose e atroci che mietono vittime e distruzione, è in atto un’altra guerra, più silenziosa e quotidiana, ma non per questo meno distruttiva, vale a dire quella alle parole. Le parole oggi sono tratte in cattura a loro insaputa e svuotate di una loro bellezza, di una loro profondità, vengono restituite concise e compresse secondo un criterio puramente individuale di chi le possiede e le nomina, per meglio urlarle nel frastuono delle televisioni, slogan, radio o social network. Anni fa le parole si inneggiavano tutti insieme nelle piazze, i contenuti erano condivisi, quelle migliaia di persone e di coscienze proteggevano i loro significati. Oggi no, le parole vengono consumate individualmente, con definizioni individuali, in modo da mirare meglio alla faccia di chi abbiamo di fronte. In quella confusione troviamo di tutto: devianza, resilienza, coraggio, amore, parità, dipendenza, giustizia, sesso, violenza, empatia …. la gente è in casa, a proteggersi le orecchie con le mani, come avviene in pieno stato di tensione al suono che avverte l’imminente bombardamento. 

Come la sapiente arte di un sarto di alta moda, questo libro ritaglia su misura un suono ad ogni parola, arricchisce il nostro vocabolario, riempie di senso e aiuta chi lo legge a darne uno alla musica che ama. Restituisce un suono all’amore. Amore per quello che si fa, amore per quello che si ascolta e quindi indirettamente per quello che si è.  Amore per quello che la musica risveglia in noi e a cui, appunto, talvolta non sappiamo dare un nome. 

Non sono un intenditore di musica, lungi da me, la divoro ma non me ne intendo… 

essere intenditore mi spaventa, mi fa perdere il piacere di essere ignorante, e poi se fossi stato così sicuro di me, avrei perso l’occasione di incontrare Assante e Castaldo.

Loro sono come i Griot delle tribù africane, cioè cantori e poeti di una conoscenza che si è fatta attraversare dall’esperienza e dalla vita. I loro racconti portano il piacere, e per l’importanza che rivestono anche il dovere, di tramandare. Non scrivono un libro facendo delle classifiche. Niente di tutto ciò, se pensate sia un libro del genere, state per prendere la stessa cantonata che prendereste sotto i portici di Bologna a giocare clandestinamente alle “tre carte”. Non condivido nemmeno le righe sul retro del libro in cui si riporta «il racconto della musica e della società a partire “solo” da 33 gioielli ecc.» 

Sinceramente non penso che Assante e Castaldo si siano messi a scrivere questo libro con la velleità di insegnare la storia della musica. Quello che passa è la conoscenza certamente, ma non quella impartita o insegnata, quella messa a disposizione e condivisa per amore di quello che hanno vissuto e ascoltato. Non arriverete in fondo con la sensazione che qualcuno vi abbia insegnato qualcosa, arriverete in fondo con la sensazione che qualcuno vi abbia lasciato qualcosa. Sarete voi a capire le parti da far vostre di “quel qualcosa.”

In pratica quello che vale la pena di esser cercato tra le righe all’alba, appena svegli, con la curiosità di leggere la pagina successiva.  

33 Dischi senza i quali non si può vivere arricchisce di senso il vocabolario dei nostri suoni. 

E’ una matrioska di album e artisti e pensatori e poeti, vite ai margini e illuminate, carriere  nate negli scantinati o tra le mura borghesi. Ogni volta che vi spingerete a scoprire un album da loro citato, vi troverete ad essere sporcati dalla curiosità che vi condurrà alla ricerca di artisti collaterali, testi collegati, avvenimenti storici paralleli. 

Lasciatevi piacevolmente ammalare da quegli effetti collaterali e perdetevi tra le strade di quella capitale, perché la musica è così, una capitale.  

La capitale che chiama a sé tutte quelle città che abbiamo visitato, ma delle quali non sappiamo ancora il nome. E’ quella metropoli in cui perdiamo la cognizione del tempo, dove possiamo brindare con la nostra timidezza, sedere a fianco alle insicurezze, salire sui grattaceli assieme alle gioie o scendere nell’undergound dei nostri dolori. Dove possiamo chiedere l’elemosina agli angoli delle strade e trovare nel lascito di alcune mani caritatevoli, suoni e parole che ci accorgiamo esser sempre stati nostri, ma di cui non conoscevamo l’esistenza. Quelle mani sono appartenenti a personaggi che colorano le strade di sogni, follia, amore, rivendicazione, sofferenza o gioia. Artisti! Donne e uomini pervasi da una loro creatività che li spinge continuamente ad avvicinarsi e allontanarsi da se stessi. Donne e uomini che salgono e scendono dalla metropolitana che li preleva da luoghi conosciuti per abbandonarli nei fine corsa di territori ignoti. Personaggi che regalano un suono ad una profondità, una parola ad una piega della vita sia essa di felicità o tristezza.

Io sono lì, sono stato lì e ci starò per tutta la vita, ogni giorno incurante della direzione, a volte in angoli o crocevia diversi, altre volte di ritorno allo stesso angolo, ma sempre e comunque con il mio cappello di fronte. 

In questi mesi Assante e Castaldo in qualsiasi luogo mi fermassi, mi hanno sempre trovato, hanno portato altri personaggi con loro e mi hanno sempre lasciato un sacco di cose nel cappello. 

Viviamo tempi pieni di consumo e bruttezza, vale la pena cercare la bellezza, ognuno dove può e riesce, e quando la si trova tenerla stretta stretta e senza vergogna, chiederle riparo. 

Un sentito ringraziamento va agli autori del testo.

Per chi invece vorrà porgere il proprio cappello, sono sicuro in questo libro troverà tante cose che ci finiranno dentro. 

Buona Lettura

Matteo


I 33 dischi per Assante e Castaldo:

 The Beach Boys – Pet Sounds (1966);

 The Beatles – Revolver (1966);

 Bob Dylan – Highway 61 Revisited (1965);

 Bob Marley – Live at the the Lyceum (1975);

 Brian Eno – Ambient I. Music for Airports (1978);

 Caetano Veloso – Estrangeiro (1989);

 The Clash – London Calling (1979);

 John Coltrane – My favorite things (1960);

 Fabrizio De André – Le nuvole (1990);

 Ella Fitzgerald – Sings the Cole Porter songbook (1956);

 Frank Zappa – Joe’s Garage (1979);

 James Brown – Live at the Apollo (1963);

 Jeff Buckley – Grace (1994);

 Keith Jarrett – Koln Concert (1975);

 Kraftwerk – Autobahn (1974);

 Led Zeppelin – Led Zeppelin IV (1971);

 Marvin Gaye – What’s going on (1971);

 Miles Davis – Kind of Blue (1959);

 Pink Floyd – The dark side of the moon (1973);

 Robert Wyatt – Rock bottom (1974);

 The Rolling Stones – Let it bleed (1969);

 Talking Heads – Remain in light (1980);

 Terry Riley – A rainbow in a curved air (1969);

 U2 – Achtung Baby (1991);

 The Velvet Underground – The Velvet Underground & Nico (1967);

 David Crosby – If I could only remember my name (1971);

 Bruce Springsteen – Born in the U.S.A. (1985);

 Jimi Hendrix – Electric LadyLand (1969);

 Prince – Sing o’ the time (1987);

 Neil Young – Zuma (1975);

 Paul Simon – Graceland (1986);

 The Who – Who’s next (1975);

 Elvis Presley – Elvis ’56 (1956);

 Bonus Track – John Lennon  – Imagine (1971);

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