Esperienze Educative

In questa parte riporterò alcune riflessioni ed articoli scritti durante alcune esperienze lavorative in contesti socio-riabilitativi

COMUNITÀ educativa per minori
– struttura residenziale

Una mia relazione scritta nel 2013 riportava: L’organizzazione per cui lavoro è l’Opera Don Calabria – Città del Ragazzo con sede a Ferrara, una comunità educativa residenziale di origine ecclesiastica, all’interno della quale troviamo minori di genere maschile in situazione di svantaggio. L’istituto trova le radici nella “Villa del seminario Diocesano” per merito del Mons. Ruggero Bovinelli che prese i contatti con Don Calabria, sacerdote veronese fondatore della Congregazione dei Poveri e Povere Serve della Divina Provvidenza, successivamente chiamata “Opera Don Calabria”. L’ Istituto oggi riunisce a se varie realtà che vanno a formare la famiglia calabriana presente su tutto il territorio nazionale: Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Umbria, Calabria e Sicilia. Andando a scorrere tra la memoria storica della struttura si possono trovare fin dall’inizio caratteristiche quali: accoglienza, povertà e disagio. Sul sito della comunità si può infatti leggere la breve descrizione dei primi accolti nella struttura, ma soprattutto si può percepire la latente volontà alla capacitazione lavorativa come elemento portante per l’autonomia delle persone. Questa volontà latente è un elemento che i ragazzi hanno ben presente all’interno della struttura in cui vengono accolti, perché si sentono fin da subito inseriti in corsi professionali i cui sbocchi sono il mondo del lavoro. Oggi però si possono notare cambiamenti: sia per quanto riguarda gli ospiti della struttura, sempre più provenienti dall’esterno dei nostri confini nazionali e quindi diversi dai “primi 30 ragazzi, a piedi dalla stazione sotto il sole cocente, giunti da Ronca (Verona)”; sia per quanto riguarda la difficile condizione lavorativa in cui si trova oggi il nostro paese, inserito in una più allargata crisi internazionale. Nei 4 mesi di osservazione / lavoro i ragazzi ospiti sono stati in totale 12, si sono alternate 9 nazionalità: Senegal, India, Pakistan, Italia, Albania, Cameroon, Afghanistan, Colombia. Tra queste si sono contraddistinte 3 religioni: Islam, Induismo, Cristianesimo.

Un articolo scritto partendo dall’osservazione partecipante in una comunità educativa tra diversità, culture, consumi e adolescenza:

Le difficili costruzioni identitarie

Osservazione Partecipante in comunità educativa per minori tra diversità, culture, consumi e adolescenza – Relazione risalente al 2013 anni in cui lavoravo all’interno della comunità in questione — Relazione redatta nell’ambito dello studio “Politiche del Benessere” – Pubblicità Progresso Campagna di sensibilizzazione all’integrazione realizzata in…

Keep reading

[...]Alcuni, rimasti troppo a lungo seduti sull'argine,
corrono, consapevolmente,
il rischio supremo di rimanervi per sempre.
Maestri d’azione incitano gli altri a un’azione che a loro sfugge, spettatori neutrali la cui vita si diluisce nel flusso del discorso dell’Altro senza che li sfiori più, quando escono dal loro studio - ma ne escono mai? - il trauma bruciante della sua pulsione,
sperma e sangue, battito del cuore, lacerazione, ferita.
Gli parlavo della funzione del santo, dell’ascesi,
della rinuncia, del ritiro. Scuoteva le spalle.
« E’ pura perdita.»
Era necessaria l’eccezionale levatura di Lacan per passare da una riva all'altra, analizzare, battersi, dubitare, indignarsi, vivere, cercare, godere, soffrire. Superare indenne i cerchi intrecciati dei tre ordini che lui stesso aveva determinato, simbolico, reale, immaginario.
E, tornando alla follia, atterrare ogni volta nel rigore assoluto della parola piena, intatta, in modo che tutto si aprisse ancora altrove,
su un’altra cosa [...] Circolavano delle voci...
«Sembra che si verifichino molti suicidi fra i pazienti di Lacan.»
Accettando di ascoltare coloro che stavano per morire, era uno dei pochissimi analisti disposti ad accettare il rischio
dell’ineluttabile frattura che si sarebbe prodotta in loro.
Quasi nessun analista,
per non compromettere il proprio biglietto da visita con una morte, avrebbe osato, anche soltanto per non dover affrontare uno solo di quegli sguardi, assumersi la responsabilità della sfida di questi
«Esseri- per-la- morte». [...]
Simili angosce miserie non trovavano mai la porta chiusa,
nello studio di Lacan.
Nei casi più acuti di sofferenza, teneva la vita fra le dita,
la vita degli altri.
Se solo le avesse dischiuse, se avesse commesso il minimo errore di valutazione, pronunciato una parola infelice, protratto un silenzio,
posato uno sguardo nel momento sbagliato, tutto poteva precipitare nel nulla: fra quei condannati avidi della loro morte, votati alla morte, già quasi morti, e che lui strappava alla morte per ricondurli da molto lontano sulla riva, quanti,
senza il suo intervento, sarebbero sopravvissuti? [...]

P. Rey, “Sul lettino di Lacan”, Pgreco Edizioni, Milano 2009

dipendenza patologica
IL CENTRO DI OSSERVAZIONE E DIAGNOSI –
struttura residenziale

All’interno della struttura in questione si trovano pazienti affetti da doppia diagnosi, gravi dipendenze patologiche (alcool e droga in primis, ma anche gioco d’azzardo), casi con grosse conflittualità familiari, casi che hanno abbandonato e/o sono ricaduti dopo un programma terapeutico. Nella struttura i tempi di permanenza sono relativamente brevi, normalmente, in accordo con i servizi di riferimento, il percorso medio delle persone è di
circa 90 giorni (rinnovabili dal servizio in accordo con il paziente). Durante questa permanenza, a seconda della gravità e dello specifico percorso di ogni paziente, si cerca di: aiutare a riacquisire ritmi biologici; accogliere e supportare la motivazione al cambiamento; aiutare a riprendere gli aspetti minimi di cura di sé e dell’ambiente dove si vive; supportare il controllo del craving; valutare ed osservare le risorse personali; ridurre la conflittualità familiare; stabilizzare, introdurre o togliere la terapia farmacologica. L’équipe, oltre a cercare
di riconsegnare gli aspetti appena elencati, lavora per produrre ai servizi invianti una documentazione che attesti una diagnosi precisa riguardante il paziente, in questo modo
si cercherà in comune accordo “servizi – C.O.D. – paziente” un percorso adatto alle difficoltà e potenzialità presentate nei mesi di osservazione

Un articolo scritto partendo dall’esperienza vissuta all’interno del C.O.D. e del lavoro all’interno di una equipe MULTIDISCIPLINARE

Lavorare in ambito multidisciplinare

Il lavoro relazionale nell’ambito sociale Premessa: Il presente abstract fa parte di una relazione più approfondita presentata come analisi dell’andamento di una struttura riabilitativa denominata C.O.D., acronimo di Centro Osservazione e Diagnosi. All’interno di quest’ultima si trovano pazienti affetti da doppia diagnosi, gravi dipendenze patologiche (alcool e droga in primis, ma anche gioco d’azzardo), casicon…

Keep reading

Per scaricare il documento da cui è tratto lo stralcio sopra, cliccare al seguente link:

Lascia un commento